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Le 5 regole decisive

Partiamo da un presupposto: possiamo fare molto per incidere sulle probabilità di avere un tumore al seno. Altrettanto su quelle per individuarlo presto. I medici le chiamano prevenzione primaria e diagnosi precoce. Ma al di là delle definizioni, a che punto sono i fatti? Lo scorso ottobre l’International Agency for Research on Cancer (www.iarc.fr), ha aggiornato il Codice europeo contro il cancro pubblicando dodici regole per prevenire il tumore (su www.cancer-code-europe.iarc.fr). Erano passati undici anni dall’ultima versione di questi comandamenti della prevenzione. Alcuni consigli sono stati confermati, altri aggiunti. Non tutti riguardano il tumore al seno, ma mettendo insieme ciò che afferma il pool di esperti Iarc e gli studi più recenti sui fattori di rischio, abbiamo fatto il punto su ciò che possiamo fare per prevenirlo

1 Il giusto piatto
Punto cinque del codice anticancro: mangia sano. Fai il pieno di cereali integrali (meglio se bio), non raffinati, legumi, verdura e frutta; limita i cibi più calorici, ricchi di grassi e zuccheri. Evita le carni conservate e riduci il consumo di quelle rosse.?A fare scuola sono gli insegnamenti che l’epidemiologo Franco Berrino dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano mette in tavola da anni con i progetti Diana (DIeta e ANdrogeni). Spiega Berrino: «Le donne che hanno livelli alti nel sangue di ormoni sessuali, insulina e un fattore di crescita denominato IGF-I si ammalano di più e hanno più spesso recidive, perché l’abbondanza di questi fattori consente a eventuali cellule tumorali di moltiplicarsi. I primi studi DIANA avevano lo scopo di abbassare nel sangue la concentrazione di androgeni, che favoriscono lo sviluppo dei tumori della mammella, modificando la dieta». Ridurre zuccheri, grassi e prodotti di origine animale e aumentare cereali non raffinati, legumi e verdure è la chiave. E questi sono i consigli che oggi lo IARC fa suoi. Alla base dell’alimentazione che sta dimostrando di prevenire il tumore al seno e le sue recidive c’è un alto apporto di fitoestrogeni (soia e derivati, alghe, semi di lino, legumi, frutti di bosco, cereali integrali) e di crucifere (rape, senape, rucola, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, ravanelli, cavolo).?Molti ricercatori, anche italiani, stanno studiando il rapporto tra obesità e cancro. A Milano, all’Istituto Europeo di Oncologia, grazie a un finanziamento dell’Associazione italiana ricerca sul cancro, airc.it, Francesco Bertolini ha messo sotto il microscopio il tessuto adiposo umano per spiegarne i legami con il tumore della mammella: «Questi studi», ha affermato, «contribuiscono a spiegare il ruolo dell’obesità nella progressione del tumore e offrono nuovi modelli per valutare terapie mirate».

2 La vita attiva
Lo scorso marzo a Glasgow, Scozia, durante il congresso dell’European Cancer Organization, è stata presentata una meta-analisi di 37 studi che ha coinvolto oltre quattro milioni di donne. Il risultato? Non importa a che età si inizi e quale sia il proprio peso: un’ora di attività sportiva al giorno riduce del 12 per cento il rischio di sviluppare un tumore al seno. In che modo? Una camminata sostenuta o una corsa leggera di almeno venti minuti bruciano i grassi: il tessuto adiposo è coinvolto nella produzione di ormoni che a loro volta stimolano le cellule a dividersi e, se la produzione ormonale è eccessiva, aumenta il rischio che la divisione cellulare diventi pre-cancerogena. Non solo: l’attività fisica riduce l’infiammazione cronica, agendo su quella parte del sistema immunitario che spegne la risposta infiammatoria. Al Memorial Sloan Kettering Center di New York lo sport non è più solo un’attività da consigliare, ma una terapia preventiva. L’obiettivo è ridurre la massa grassa e ripristinare il giusto indice di massa corporea grazie a un esercizio fisico di quaranticinque minuti quattro volte la settimana. La ricerca, intanto, sta facendo luce sui meccanismi che spiegano il legame tra sport e tumori. Anche quella italiana: all’Istituto Mario Negri di Milano un laboratorio finanziato dall’Airc sta studiando i meccanismi coinvolti nella relazione tra cancro ed esercizio fisico. Rosanna Piccirillo, che lo dirige, spiega: «Mettendo a contatto cellule tumorali con colture cellulari che mimano il tessuto muscolare, osserviamo i cambiamenti sulla crescita del tumore».

3 L’età è cambiata
Il tumore al seno è più frequente dopo i cinquant’anni, ma stanno aumentando i casi nelle giovanissime. E se ne accorgono tardi i medici, quelli di base, ma anche specialisti, oncologi, radiologi che, di fronte a una donna under 40, pensano subito a una lesione benigna. Invece non sempre è così. Lo dimostra quell’aumento del 3% di nuovi casi di tumore nelle donne sotto i trent’anni. Val la pena andare a fondo, con ago-aspirato e biopsia, per svelare la natura di quel sassolino sotto i polpastrelli. A occuparsi di queste giovani donne colpite da tumore è Alberta Ferrari, chirurga senologa presso la Breast Unit della Fondazione Policlinico San Matteo, che afferma: «Sono poche le cose che possiamo fare al momento. Tra queste, promuovere l’autopalpazione estesa anche alle giovani e far sapere a donne e medici che anche una donna di trent’anni può sviluppare un cancro». Gli strumenti per una diagnosi precoce? La mammografia è più adatta dopo una certa età. Nelle più giovani è l’ecografia lo strumento migliore. Oppure, segnala Corrado Tinterri, responsabile dell’Unità operativa di senologia dell’Humanitas di Rozzano, «la tomosintesi: una mammografia in 3D che permette una lettura accurata e che si sta valutando di usare all’Ospedale Maggiore di Bologna». Continua Ferrari: «Sono stati compiuti grandi sforzi per lo screening tra i 50 e i 70 anni, ora bisogna lavorare sulle più giovani e realizzare quelle Breast Units che l’Europa ci chiede entro il 2016». E dove ogni donna ha il 20% in più di probabilità di guarire.

4 Storie di famiglia
Un’attenzione particolare va data alla familiarità. Nella cerchia ristretta dei parenti, di primo e secondo grado, ci sono stati più casi di tumore al seno o all’ovaio? Il test genetico può determinare se si è portatori della mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2. Secondo Orphanet, banca dati sulle malattie genetiche rare, questa mutazione è presente solo nel 5-7% dei casi di tumore mammario. «Essere positive per uno di questi geni significa che il rischio di ammalarsi di tumore della mammella nel corso della vita arriva sino all’85%», spiega Tinterri. «Contro un rischio medio per una donna che non è portatrice di mutazione genetica di circa il 12-13%». Saperlo significa avere la possibilità di intraprendere un percorso ad hoc di strategia di riduzione del rischio. Che può prevedere controlli più serrati o, in alcuni casi, la mastectomia profilattica, cioè l’asportazione delle ghiandole mammarie.

5 Il fattore ormonale
Il decimo consiglio del nuovo Codice europeo contro il cancro è una raccomandazione che non c’era nelle scorse edizioni e riguarda le donne e il ruolo degli ormoni nel corso della vita. Allattare, si dice, protegge riducendo il rischio di ammalarsi di cancro al seno. Il motivo? Tra le ipotesi vi è una sorta di “ricordo cellulare” cui si aggiunge la presenza di cellule giovani che risentono meno di danni al DNA; secondo altri l’allattamento consente alla cellula del seno di completare la maturazione e di essere più resistente a eventuali trasformazioni neoplastiche. Sugli effetti della pillola contraccettiva il dibattito è aperto da anni. Recente uno studio su oltre 20mila donne da cui è emerso che chi prendeva o aveva preso la pillola aveva il 50% di probabilità in più di sviluppare un tumore al seno. Il rischio variava a seconda delle formulazioni. «Nel nostro studio», ha commentato Elizabeth Beaber del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, «i contraccettivi orali associati a un maggiore pericolo di contrarre il tumore al seno sono quelli che contengono un’alta dose di estrogeni: dai 50 agli 80 microgrammi». Per quanto riguarda la terapia ormonale sostitutiva in menopausa, invece, è lo Iarc a dire l’ultima parola. Nel documento appena pubblicato, l’agenzia internazionale afferma, una volta per tutte, che la terapia ormonale sostitutiva in menopausa aumenta le probabilità di ammalarsi di tumore al seno.

Quel che può fare la ricerca
Possiamo fare molto per influire sui fattori di rischio, prestare attenzione a età e familiarità e non trascurare i controlli, ma è vero che non sempre basta. Una donna su 8 ha la probabilità di ammalarsi di tumore al seno nel corso della vita. Per tutte loro si sta lavorando in migliaia di laboratori. Sostenerli è la missione dell’Associazione italiana per la Ricerca sul Cancro, airc.it. Sono oltre 5mila i ricercatori finanziati da Airc su 565 progetti, studi che mirano a portare i risultati dal laboratorio al letto del paziente. È al via la settimana di appuntamenti per la raccolta fondi che permette di continuare a finanziare le idee più brillanti. Racconti e traguardi dei ricercatori saranno ospiti, dal 3 al 9 novembre, delle trasmissioni RAI; il 5 e il 6 novembre Airc incontrerà gli studenti nelle scuole e nelle Università. Sabato 8, nelle piazze di tutta Italia, con una donazione di 10 euro si potrà contribuire alla ricerca acquistando una confezione di cioccolatini Lindt. Per info: numero verde 800.350.350. Si può donare anche inviando un sms del valore di due euro al 45503 fino al 17 novembre. Anche lo sport fa la sua parte: i campioni di calcio e delle squadre della serie A Tim scendono in campo per invitare i tifosi a sostenere i giovani ricercatori. E a ricordare che lo sport fa bene alla ricerca e male al cancro.

Mangiare sano, fare sport e check-up anche da giovani. Le nuove direttive della Ue per non ammalarsi
di Daniela Condorelli

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